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lunedì, 29 settembre 2008

Assenze e dimenticanze

Dopo una trasferta in terra toscana che ha impennato il mio entusiasmo lavorativo ma mi ha regalato la vitalità di un criceto morto e un week end di totale relax, eccomi di nuovo qui, abbastanza sveglia e sorprendentemente attiva.
Già alcuni giorni fa avevo buttato l'occhio su un articolo, apparso su "La Repubblica", se non ricordo male, in cui si evidenziava un malcostume (un altro) in cui noi italiani sembriamo eccellere; è stata realizzata un'inchiesta che riporta dati allarmanti sulla conoscenza, tra i giovani, dei più elementari strumenti contraccettivi. Insomma: il preservativo serve per fare i gavettoni a Ferragosto e la pillola è una versione meno saporita del Tic Tac; zero conoscenza delle malattie sessualmente trasmissibili e delle regole per evitare una gravidanza indesiderata. Ovviamente va da se che secondo il maschio italico, già giovanissimo, tutto questo è compito da donne.
Ciò che sorprende è come questo fenomeno sia da considerarsi trasversale: si rintraccia in giovanotti/e della più diversa estrazione sociale e  culturale. E' un altro paradosso di questo mondo un po' nevrotico: credendo che la pubblicità e un immaginario generalmente invaso da situazioni quantomeno ammiccanti, si crede che basti questo perchè un adolescente capisca quello che deve fare. L'educazione, quella vera, è ormai diventato un inutile orpello; mi ripeterò, ma lo trovo assai preoccupante.

postato da: laurabionda alle ore 10:01 | link | commenti (5)
categorie: antropologia, cronaca, sesso, adolescenza, società
mercoledì, 24 settembre 2008

L'incubo dei giorni più lieti

Nel ventitreesimo giorno di settembre più gelido che la storia recente ricordi eccomi trovare l'ennesima conferma che le leggi di Murphy esistono e hanno una loro concreta applicazione.
Ero alfine giunta in ufficio, con un quarto d'ora d'anticipo, per poterne uscire con altrettanto anticipo sull'ora x, quando ecco che il mio perfetto piano, eleborato ad incastro con le esigenze della famiglia, rotola inesorabilmente verso l'insuccesso quando non uno, ma ben due autobus che mi porterebbero alla metro, passano in rapida successione lasciandomi mezz'ora a gelare in attesa di quello seguente.
Tralasciamo il fatto che la giacca finta pesante di Zara, scelta col taglio molto bello strizzante l'occhio ad Armani, tiene caldo quanto un vestito di tulle a gennaio, secondo voi cosa ho trovato in pentola quando sono, in ultimo, giunta a casa? Ma ovviamente la peperonata.
Forse tutta questa situazione è un incubo generato nella notta dalla difficile digestione dell'urfido piatto.

postato da: laurabionda alle ore 09:28 | link | commenti (6)
categorie: vita, famiglia, cibo, trasporti
martedì, 23 settembre 2008

Rassegnamoci

Il giornale è un prodotto fatto ogni giorno peggio; a parte la sempre più evidente trascuratezza nello scrivere mancano ormai in maniera lampante i contenuti; anche il quotidiano è composto da una serie di piccoli "format", come per i programmi televisivi, che a lungo andare si ripetono, sempre uguali a se stessi.
Si parla del nulla e, a ben pensarci, di argomenti da sviscerare ce ne sarebbero abbastanza; però questo richiederebbe uno sforzo eccessivo evidentemente, allora via con reportage di fatti truculenti oppure con la trasformazione del giornale in rotocalco di pettegolezzi.
E' giusto di un paio di giorni fa l'imperdibile intervista, apparsa su "La Stampa", di un bello quanto mediocre attorucolo di fiction, purtroppo di origine torinese. Ecco allora il brillante articolista proporgli una serie di domande imperdibili, tipo "cosa ti piace della tua città" o "quali sono i tuoi locali preferiti". Ovviamente, essendo il soggetto in questione più noto per la sua attività di trombeur des femmes che per il suo curriculum artistico, sperticarsi in lodi della donna subalpina come ottima amante.
Siamo sicuri che le dichiarazioni dell'autoproclamatosi "nuovo Rodolfo Valentino" debbano finire su un quotidiano? Vogliamo davvero tutti essere informati sulle sue peripezie erotiche? Il quotidiano dovrebbe fare informazione per tutti, una sorta di informazione a servizio del cittadino, invece qui ci troviamo come al solito a spiare le attività di un'esibizionista dal buco della serratura!
Se questo è il livello mi chiedo se i quotidiani debbano davvero uscire tutti i giorni...

postato da: laurabionda alle ore 10:03 | link | commenti (5)
categorie: gossip, giornalismo, torino, società
lunedì, 22 settembre 2008

La fabbrica delle emergenze

Pochi giorni fa, non mi ricordo se su un blog o in una conversazione fra amici (abbiate pietà l'arteriosclerosi galoppa), si discuteva del fatto che l'emergenza Rom sembrava sparita: scomparsa, silenziata, sembrava aver fatto la fine dei rifiuti di Napoli, nascosti sotto il tappeto.
Invece quest'oggi, complice un articolo certamente non in odore di Pulitzer de "La Stampa" e un servizio dell'odiosa corrispondente torinese di Studio Aperto, rispunta tutt'a un tratto; si riaffaccia dunque l'odio razziale malcelato, come se non ci fosse già abbastanza benzina sul fuoco sull'argomento attualmente.
Sarà un caso che i Rom riprendano a rubare proprio quando sta andando clamorosamente a monte il piano tanto abilmente studiato per il salvataggio di Alitalia?

postato da: laurabionda alle ore 12:00 | link | commenti (5)
categorie: politica, cronaca, giornalismo
domenica, 21 settembre 2008

Appunti vari nell'attraversare il centro

Non devo entrare da Zara, Dutti e nel negozio delle Camper perchè altrimenti il portafoglio si butta fuori dalla borsa e scappa e non è il caso visto che dentro c'è anche il tesserino dell'antifurto dell'ufficio. Se nel mentre capita anche che veda la vetrina di Benetton e di Max & Co. significa che è proprio il caso di darsela a gambe levate, perchè non possiamo inchiodarci ogni volta davanti alle vetrine come se avessimo le ventose. Le scarpe più belle che abbia mai visto intanto continuano a picchiare insistentemente nella mia testa, chissà se e quando potrò mai cedere. Già che c'ero si è esplorato anche il negozio "vorrei ma non posso proprio": ho seriamente meditato di inventarmi una falsa laurea nella prossima settimana così da potermi far fare quel magnifico regalo, oppure sperare che fanciullo non faccia orecchie da mercante per Natale.
Mentre poi ci si prendeva una pausa di riposo sotto le panchine della Mole, prima di ripartire per andare al lavoro, siamo anche state benedette dall'occasione di un'osservazione antropologica ravvicinata come non accadeva da tempo. Un classico sempreverde: lei e lui nell'eterno gioco del "col mio gesticolare folle ti avvolgo attorno un dito e ti convinco persino a portarmi fuori il cane nel cuore della notte"; sembrava funzionare perchè a un certo punto, il lui stregato aldilà di ogni possibile ritorno, sembrava voler ribaltare l'incolpevole tavolino del bar per consumare la bruciante passione proprio li nel pubblica via.
Lei sembrava invece un attrice di Centovetrine ancora più esagerata e falsa e col suo continuo rovistarsi nei capelli ci ha quasi fatto invocare un'immediata ispezione dell'ufficio di igiene perchè avrà fatto cadere mezza cofana nel piatto che così teatralmente mangiava.
Forse saremo anche invidiose, ma subito ci ha conquistate la consapevolezza che noi no, non sappiamo farlo, siamo troppo pigre e di complicazioni nella vita ce ne sono già abbastanza senza anche doversi mettere a recitare. Chi sta con noi si metta l'anima in pace.
E così dopo il teatrino anche un altro sabato scivola via, con il cielo settembrino che si fa sempre più brumoso e l'aria che si assottiglia.


postato da: laurabionda alle ore 09:24 | link | commenti (2)
categorie: shopping, amicizia, antropologia, torino, società
giovedì, 18 settembre 2008

Deliri sparsi sulla via di casa

- "Eh, certo che Torino è proprio mal servita" (perchè non porta la sua logorrea a Milano per cortesia?).
- "Prenda ad esempio la Venaria Reale, tutti ci vogliono andare e non c'è un parcheggio comodo, bisogna fare come minimo 2 km a piedi, dovrebbero costruire un parcheggio sotto la Reggia" (si e già che ci siamo perchè non una pista di atterraggio omologata per i voli intercontinentali nei giardini?!).
- "Al Parco del Valentino non si può più passeggiare, ci sono solo quelli lì, i drogati. Vada alla mattina, al pomeriggio, son sempre li" (il problema del Valentino è che ormai ci stanno solo più i tossici, visto il livello di smog per km quadrato).
- "Certo che questi immigrati" (ecco cosa ci mancava, un bel leghista sull'autobus...)
(Aiuto, mi sono seduta di fronte alla signorina Silvani!)
(Ma anche le sbarbate si sposano adesso? Quanti hanni avrà? 16, a dargliene tanti...che ci fa con la fede al dito?E soprattutto, da quanto non mangia visto che peserà 16 kg!)
(Ho sonno, voglio dormire, ma devo uscire, sono già un po' chiavica)
Una volta qua era tutta campagna, non esistono più le mezze stagioni, si stava meglio quando si stava peggio...


postato da: laurabionda alle ore 19:16 | link | commenti (6)
categorie: vita, antropologia, nevrosi, società

Cose lievi

Oggi non ho voglia di guastarmi il sangue, rimando le meditazioni sui vari rigurgiti fascisti a domani, ma mi dedico a più lievi considerazioni.
Che tempo fa? Stamattina c'è stato un primo momento con temperatura accettabile, poi è di nuovo diventato freddo, poi caldo, poi freddo, con l'ovvio risultato che uscire di casa sta diventando un'impresa schizofrenica. Cosa mettersi addosso? Ovviamente il pomeriggio fa ancora caldo e se ci si aggira con una giacca in mano si viene guardati come un cane in chiesa.
Sento il primo raffreddore di stagione che cerca di emergere e non posso che esserne felice...

postato da: laurabionda alle ore 10:24 | link | commenti (8)
categorie: vita, salute, meteo
mercoledì, 17 settembre 2008

Din don dan

E' fresca fresca la proposta di legge del ministro più nano del nano per regolare le coppie di fatto; si chiamerà "Di Do Re".
L'ovvio divertimento consiste nel leggere l'intervista in cui il ministro ha già dichiarato tutto e il contrario di tutto: "il matrimonio tra uomo e donna è l'unica forma di unione riconoscibile dallo stato" e allo stesso tempo "come ministro di uno stato laico non mi interessa infilarmi sotto le lenzuola degli italiani"; oppure ancora queste dichiarazioni improntate a un certo buonismo "è giusto riconoscere le unioni, etero e omo, purchè in queste unioni ci sia scambio di affettività": ora si, caro Ministro,lo ammetto, ci sono delle occasioni in cui vorrei "affettare" il fanciullo, ma a parte questo, con quale criterio si stabilirà lo scambio di affettività oggettivo in una coppia? Ci sarà un misurometro prestato dallo studio di "Stranamore"?
E poi vogliamo riflettere sul nome che ha dato a questo progetto di legge? A parte ricordare una filastrocca per bambini con difficoltà di apprendimento mi chiedo chi penserà alle prossime iniziative: Fra Martino Campanaro?

postato da: laurabionda alle ore 11:56 | link | commenti (4)
categorie: politica, cronaca, società

I tempi cambiano

Quando ero piccola, per ovviare a una curiosità senza limiti che a momenti non lasciava ai miei genitori il tempo per andare in bagno, mia madre mi spinse progressivamente a leggere il giornale; era una lettura guidata ovviamente, epurata dall'analisi dei fatti più truculenti, ma pur sempre una lettura. Anche la maestra elementare incoraggiava questa pratica nella convinzione che più avremmo letto, più avremmo imparato a scrivere.
Oggi, guardando i titoli del giornale, riflettevo sul fatto che questa pratica risulterebbe altamente sconsigliabile; non solo la qualità generale è peggiorata, ma la scrittura stessa raggiunge livelli infimi, ovviamente per mantenere il suo appeal su una popolazione che, evidentemente, è sempre più ignorante.
Non si legge più, non parliamo poi di scrivere; quindi non dovrebbe stupirmi più di tanto il fatto che un giornalista scriva un pezzo con termini degni del peggior romanzo di Moccia. Al posto di Twain o Calvino adesso ai ragazzini si rifila Dan Brown, eppure non mi sembra di parlare di preistoria.
Eppure i tempi cambiano, non sempre in meglio a quanto pare.

postato da: laurabionda alle ore 11:40 | link | commenti
categorie: vita, scuola, giornalismo, istruzione, ignoranza
lunedì, 15 settembre 2008

Il logorio della vita moderna

La cena di ieri sera in un'ottima trattoria con cucina toscana è servita come spunto per una certa quantità di interessanti riflessioni antropologiche. Mentre mi preparavo a un idillio gastronomico romantico, eccoci interrotti nella nostra quiete assoluta dall'arrivo di una doppia coppia modello Briatore-Gregoraci ancora più trucida; da queste parti questa tipologia di uomi rudi e spicci si definiscono "patelavache" (letteralmente "sculaccia mucche" inteso come pastore), in senso traslato persone estremamente poco....come dire...rifinite, ecco.
Di per sè, nel panorama antropologico non costituirebbero un caso particolarmente eclatante se non fosse che, a un certo punto, una volta ordinato tra versi inintellegibili, fanno improvvisamente silenzio e si mettono a smanettare coi cellulari. Non comunicano più tra di loro, si esplorano le vicendevoli SIM. Il vuoto totale dei contenuti. L'assenza totale di interazione. La realtà virtuale che prende il sopravvento sull'esperienza diretta; inutile dire che sono stata colta da somma tristezza.
 

postato da: laurabionda alle ore 20:42 | link | commenti (2)
categorie: antropologia, silenzio, societÃ