Sta passando alla parte attuativa il decreto del ministro della pubblica (d)istruzione sull'università. Questo comporta, a quanto pare, un massiccio pensionamento dei professori ordinari, anche conosciuti come baroni, contro cui si è scatenata una caccia alle streghe senza precedenti, con l'unico scopo di distrarre chi non è abbastanza "addentro" al sistema dalle palesi lacune che questo provvedimento apparentemente democratico lascia aperto.
In primo luogo: non si creda che il pensionamento dei baroni apra le porte ai giovani; le aprirà ai docenti cossiddetti "associati" o di "seconda fascia", a cui appartengono persone anche sui sessanta anni!
In secondo luogo, quello che qualsiasi giornalista si guarda bene dall'approfondire e, ancor più, dal dire, è che la ricerca con relativo stanziamento di fondi e concorsi è completamente bloccata, ma non da ieri, bensì da anni.
Il sistema universitario sarà così sempre più scoperto e lacunoso, impreciso e approssimativo: altro che riforme dell'efficienza!