Siccome questo blog nasce, in parte, per raccontare esperienze "antropologiche" mi sembrava funzionale riprendere quello che era stato il suo intento iniziale: l'analisi per l'appunto di certe categorie quasi definibili "dello spirito". Girellando qua e la per vari habitat ho avuto modo di notare che esiste tutta una categoria indice di un mondo che va vieppiù scomparendo, in città come in campagna, e mi piacerebbe riuscire a raccontare di questo pezzetto di mondo che progressivamente scompare.
Vivo da sempre in un piccolo centro della cintura cittadina e ne ho visto e vissuto la progressiva trasformazione da centro satellite a, in pratica, conglomerato del tessuto urbano; mi ricordo ancora però quando mio nonno, temendo che perdessimo il contatto con una realtà ben più terrena, ci portava in gite domenicali in una casa di corte qua vicino nel cui giardino c'erano delle galline, animali assai avulsi dalla dimensione cittadina.
Quel giardino è ormai pressochè scomparso, inghiottito da stratificazioni cementizie, però un piccolo centro di resistenza esiste ancora; nella mia via, che ha ormai il tasso di traffico della Fifth Avenue all'ora di punta, resiste ancora uno strenuo orticello, di dimensioni assai contenute, coltivato da un assai caratteristico figuro, ma una presenza quasi surreale tra palazzoni anni 70 e attività commerciali.
Ora non mangerei quelle verdure al gusto "tubo di scappamento" neanche se mi pagassero oro, però è piacevole vedere che ancora un angoletto, sebbene piccolo, mi ricorda la vocazione originaria di questo paesone, la cui crescita è ormai sfuggita di mano.