Sono appena tornata da una vacanza in Spagna, più esattamente in Castiglia. Uno degli elementi che più mi ha colpito di questa regione, fatta di piccole perle rappresentate da borghi storici fortificati e sterminata campagna è il modo in cui questi stessi centri sono vissuti. Mi spiego meglio: aldilà del normale afflusso che il turismo comporta, queste cittadine la sera sono vissute e, esattamente come Madrid o Barcellona, ripropongono una versione in piccolo della movida. Tutte le fasce di età sono per strada: giovani, coppie sposate, anziani, bambini; nessuno, persino nella rurale Spagna, sembra aver paura di aggressioni, stranieri o diversità: eppure non credo sia il paese dei Balocchi. Ma la ritirata e conseguente chiusura totale davanti alla televisione non mi sembra che sia ancora un'ipotesi contemplata.
Tutto questo lungo prologo per spiegare che non vedo con favore la crociata verso la quale si sono imbarcati le penne de "La Stampa" locale contro i locali che hanno reso Torino un po' meno grigia città industriale e un po' più polo vivibile. Adesso sembra che si introdurra un ticket per entrare in una certa zona, i Murazzi del Po, perchè si possano finanziare vigilantes privati per il controllo dell'area.
Sarà un caso ma da nessuna parte in Spagna, considerando tra l'altro l'allarme terroristico per il recente rialzo della testa da parte dei terroristi baschi, ho visto pattuglie di giustizieri fai da te. Mi bastava vedere tanta gente attorno che faceva sicuramente più allegria.