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mercoledì, 25 marzo 2009

Evoluzioni o involuzioni?

La metropolitana è ormai il mio punto favorito per l'osservazione antropologica; un paio di persone ivi incontrate sono ormai immortalate indelebilmente su queste pagine virtuali. Eppure è come una miniera, ogni volta frutto di nuovi stimoli.
Mentre mi dirigevo al lavoro ieri mi imbatto in una comitiva di studenti capitanati da due iene: è il caso di scomodare questo simpatico animaletto perchè tali esponenti del sesso femminile urlavano e digrignavano i denti come l'animale ripreso per l'occasione di una puntata di Geo & Geo. Inoltre comandavano a bacchetta i loro poveri tapini compagni maschietti, che le seguivano a ogni passo anzichè bastonarle forte sulla testa come avrebbero meritato.
Per fortuna questo siparietto è durato poco, altrimenti i miei timpani avrebbero corso il serio rischio di essere permanentemente danneggiati da questi lievi sussurri, però l'intera situazione mi ha fatto pensare: che sia un'allegoria del futuro prossimo venturo?

postato da: laurabionda alle ore 10:26 | link | commenti (3)
categorie: antropologia, uomini, ironia, donna, adolescenza, trasporti
mercoledì, 18 febbraio 2009

Non fa una piega

Sembra che un gruppo di studenti sia stato sospeso da un istituto cittadino per ben sedici giorni per aver minacciato un insegnante. Niente di nuovo, vista l'aria che tira ultimamente, parrebbe. Quello che è strano è l'atteggiamento dei genitori di cotanti pargoli, che seccatissimi di fronte alla macchia della carriera dei propri eredi insorgono sostenendo che "in fondo è compito della scuola educarli. Se la scuola fallisce non è nostra responsabilità."
D'ora in avanti gli scolari saranno adottati in massa dai presidi, visto che i regolari genitori si rifiutano non solo più di educarli, ma anche di rispondere dei loro errori.

postato da: laurabionda alle ore 09:33 | link | commenti (4)
categorie: famiglia, scuola, cronaca, adolescenza
mercoledì, 10 dicembre 2008

La mela

Sempre più spesso ultimamente i giornali riportano notizie sulla "gioventù bruciata", termine abbastanza usurato per definire un fenomeno abbastanza vecchio come il mondo, cioè lo spirito di ribellione adolescenziale; se questo spirito di fondo non è cambiato è invece mutato, anche radicalmente, il ruolo del genitore di fronte a questi episodi. Da un comportamento improntato alla "certezza della pena" si è passati allo "scarico della responsabilità".
La notizia che ieri ha riempito vari servizi di cronaca è stata quella di un gruppo di ragazzi, tra i 14 e i 17 anni, che adducendo le giustificazioni più improbabili, hanno compiuto atti di vandalismo in una stazione della provincia di Torino; buon senso imporrebbe che, oltre all'obbligo del risarcimento danni, questi giovani fanciulli in fiore prendessero coscienza della loro cretineria attraverso lavori quali la pulizia delle padelle obbligatoria negli ospedali, ma ciò che più stupisce è la reazione di irresponsabilità totale dei genitori: "non è stato lui/lei" "si l'ha fatto però è vietato servire alcolici ai minori quindi bisognerebbe punire anche il barista" e via discorrendo.
Con degli elementi così è certo che il frutto non potrà cadere tanto lontano dal'albero...

postato da: laurabionda alle ore 08:42 | link | commenti (5)
categorie: antropologia, cronaca, adolescenza
venerdì, 14 novembre 2008

Fuori dal tempo

Come ho già detto ripetutamente credo di stare invecchiando, e questo lo registro soprattutto nel rapporto con le giovani generazioni; un insistente mal di testa ha fatto si che nel mio tragitto sui mezzi pubblici questa sera non potessi ascoltare musica e quindi mi sono dedicata a una altra grande e fantasiosa risorsa per passare il tempo: l'osservazione della fauna.
Subito il mio orecchio aguzzo si è sintonizzato sulla lunghezza d'onda della conversazione di un gruppo di giovani, un ragazzo e due ragazze, che parlavano delle loro complicatissime storie amorose; premetto subito che ci avrei messo meno a decifrare il codice di Hammurabi che le loro intricate vicende, fatto sta che ho trovato un nodo che dava senso al tutto. Due di questi fanciulli consolavano la terza per un due di picche in puro stile Elio, ricevuto apparentemente da un amico incautamente presentato dal lui.
Le spiegazioni all'intera vicenda erano assai arzigogolate: in un primo tempo sembrava che lui l'avesse scaricata, poi al suo amico ha detto che è carina, poi però a lei ha detto che non vuole frequenarla; il tutto condito da appelli alla ragione perchè i due tornino ad essere amici, dacchè mi aspetto che il povero tapino rifiutante sia stato rinchiuso quantomeno nell'armadietto del liceo...
Una cosa mi ha insospettito: siccome l'unico maschietto presente sembrava assai partecipe a una vicenda che di solito lascia l'altra metà del cielo assai indifferente, non è che magari finisce che tra i due litiganti il terzo gode?

postato da: laurabionda alle ore 17:32 | link | commenti (2)
categorie: amore, amicizia, antropologia, adolescenza, trasporti
lunedì, 10 novembre 2008

Il destino in un nome

Sabato prendevo la metropolitana diretta al mio settimanale giro di sperpero in abbigliamento, quando si è concretizzato di fronte a me il perfetto soggetto per questo post, ovvero un gruppo di fanciulline adolescenti alle prese con il parlar d'amore.
Bisogna dire che rispetto al post pubblicato qualche tempo fa sui loro coetanei maschietti, anche per queste fanciulle non esce un considerevole ritratto: anch'esse assai sprovvedute, anch'esse assai sgrammaticate e protagoniste (volontarie o no) di un certo gioco delle parti. Il gruppo si componeva di tre elementi chiamiamole la sgamata, la romantica e la riservata; la sgamata, tenendo fede al suo nome, era di una molestia senza pari e, ovviamente con grande gaudio delle sue amiche, teneva informati con il suo volume da gallina starnazzante dei fattacci altrui l'intero vagone.
Le altre due, che mal la sopportavano e credo che, segretamente, tentassero di pinzarla nelle porte ad ogni fermata, parlavano dei loro fidanzati o presunti tali; la romantica parlava della sua storia con tale Christian, di cui però non è dato sapere molto. La riservata, incalzata dalla totale mancanza di tatto delle altre due, rivelava di essere uscita sia con Gaetano che con Michael, ma di essere insoddisfatta di entrambi per via dei loro nomi, a suo dire, troppo antico e troppo truzzo.
Quando si dice il destino in un nome...

postato da: laurabionda alle ore 09:42 | link | commenti (5)
categorie: amore, amicizia, antropologia, ironia, adolescenza, città, trasporti
lunedì, 03 novembre 2008

Chi vuol esser lieto sia

E' lunedì, ha piovuto tutto il week end e ha appena ricominciato e le previsioni non lasciano grandi speranze per la settimana. Ho tonnellate di panni stesi in casa dove tra un po' si svilupperanno muffe in grado di conversare compiutamente in quattro lingue. Devo andare dal dentista e tutto ciò non può che mettermi di ottimo umore; aggiungete a ciò un po' di riforma Gelmini e la ricomparsa di Gelli alla TV e poi mi chiedo come faccia ad avere degli esami del sangue da manuale, con tutte le incazzature che mi prendo: o forse è proprio per quello, ho trovato il modo di bruciare.
Inoltre mi sto sempre più accorgendo di invecchiare; da cosa? Da un tratto fondamentale dei vecchietti: mal tollero i giovani, gli imberbi. Quando è giornata accolgo le loro uscite maldestre con una risata, ma sempre più spesso mi verrebbe da colpirli col bastone della polenta.
E poi mi scopro a pensare al "Sabato del Villaggio" di Leopardi...

postato da: laurabionda alle ore 10:48 | link | commenti (2)
categorie: vita, antropologia, ironia, adolescenza, vecchiaia
venerdì, 24 ottobre 2008

W la squola!!

Credevo di essermi lasciata i fasti dell'adolescenza alle spalle ormai da qualche tempo. Questioni contrattuali invece mi impongono di tornare, e neppure per un breve periodo, in un contesto di simil classe, giusto per ricordarmi come sia stato possibile che sia emersa da periodo tanto infausto e rinverdirne i gloriosi fasti.
Tutto funziona come un microcosmo scolastico: gli asini disturbanti, i truzzi, le fanciulle che passano tutto il loro tempo a testare sculettando mise improponibili. Antropologicamente è invece un osservatorio fantastico! Persino gli insegnanti sembrano le reincarnazioni giovani dei loro predecessori, con identici tic e nevrosi.
Per ora è persino divertente...

postato da: laurabionda alle ore 17:54 | link | commenti (1)
categorie: vita, antropologia, ironia, adolescenza
lunedì, 29 settembre 2008

Assenze e dimenticanze

Dopo una trasferta in terra toscana che ha impennato il mio entusiasmo lavorativo ma mi ha regalato la vitalità di un criceto morto e un week end di totale relax, eccomi di nuovo qui, abbastanza sveglia e sorprendentemente attiva.
Già alcuni giorni fa avevo buttato l'occhio su un articolo, apparso su "La Repubblica", se non ricordo male, in cui si evidenziava un malcostume (un altro) in cui noi italiani sembriamo eccellere; è stata realizzata un'inchiesta che riporta dati allarmanti sulla conoscenza, tra i giovani, dei più elementari strumenti contraccettivi. Insomma: il preservativo serve per fare i gavettoni a Ferragosto e la pillola è una versione meno saporita del Tic Tac; zero conoscenza delle malattie sessualmente trasmissibili e delle regole per evitare una gravidanza indesiderata. Ovviamente va da se che secondo il maschio italico, già giovanissimo, tutto questo è compito da donne.
Ciò che sorprende è come questo fenomeno sia da considerarsi trasversale: si rintraccia in giovanotti/e della più diversa estrazione sociale e  culturale. E' un altro paradosso di questo mondo un po' nevrotico: credendo che la pubblicità e un immaginario generalmente invaso da situazioni quantomeno ammiccanti, si crede che basti questo perchè un adolescente capisca quello che deve fare. L'educazione, quella vera, è ormai diventato un inutile orpello; mi ripeterò, ma lo trovo assai preoccupante.

postato da: laurabionda alle ore 10:01 | link | commenti (5)
categorie: antropologia, cronaca, sesso, adolescenza, società
venerdì, 25 luglio 2008

Cosa ci sta succedendo?

Me lo chiedo spesso quando sento i titoli del telegiornale o quando leggo il giornale. Sono consapevole che certe notizie sono ovviamente gonfiate ad arte, per cui non credo che tutto a un tratto la mia città sia diventata un incrocio tra Medellin e Caracass, però certi eccessi mi stupiscono.
E' fresca fresca di giornata la notizia dell'ennessima rissa scoppiata in centro generata da motivi futili, con solito corredo accessorio di calci, pugni, schiaffi, coltellerie e manganellerie, equipaggio che ogni giovanotto sembra portarsi abitualmente nella sua tenuta trendy per l'uscita d'ordinanza.
Motivo scatenante della rissa, ca va sans dir, uno sguardo di troppo; lo scatenatore di del pandemonio si giustifica dicendo che a lui da fastidio essere guardato e per rinforzare la sua immagine da idiota totale ha a corredo anche un bel rotweiller: è talmente caricaturale da sembrare una macchietta senza probabilmente accorgersene, ho persino pensato che fosse l'ennesima invenzione giornalistica.
E' inutile dire il numero di problemi nei quali questo giovanotto può incorrere, stante che nella vita gli capiterà di essere osservato e non potrà sempre scatenare una rissa; per ora mi limito a suggerigli un valium, per calmarsi, corredato da una più salutare corsetta con cane mordi chiappe per rilassarsi ulteriormente.
Quello che mi preoccupa davvero è invece chiedermi se stiamo diventando sempre più come queste macchiette, se siamo in una fase di trasformazione definitiva in deficienti; spero proprio di no...

postato da: laurabionda alle ore 08:24 | link | commenti (2)
categorie: antropologia, cronaca, torino, adolescenza
martedì, 15 luglio 2008

La partenza per le vacanze

Questo cielo azzurro e la temperatura mite mi fanno pensare alle vacanze; alla mia prossima partenza manca circa un mese, ma vedo già amici e parenti affollarsi nei preparativi vacanzieri.
Un capitolo a parte nella storia delle nevrosi della mia famiglia è sicuramente costituito dalla partenza per il luogo di villeggiatura; quando ero molto piccola i miei nonni partivano verso fine primavera per stabilirsi nella casa di montagna sino ai primi giorni di novembre. Essendo figlio unico a mio padre toccava l'ingrato compito della transumanza: un momento a metà tra Cirque du Soleil e la tragedia greca.
I cari parenti erano infatti convinti che si dovesse trasportare l'intero contenuto della casa in un'unica tornata, sia all'andata che al ritorno, senza considerare che con l'andare del tempo e, soprattutto, con la presenza ingombrante di noi nipoti, la mole di oggetti sarebbe aumentata cospicuamente.
Devo rivelare che queste partenze stile villaggio di Asterix un po' mi mancano: si scendeva a salutare i nonni con la sensazione che il litigio sarebbe continuato per ore e che, per una volta, non era stato scatenato da noi!

postato da: laurabionda alle ore 09:56 | link | commenti
categorie: ricordi, vacanze, famiglia, adolescenza