Sebbene rischi di diventare un po' monotematica, dopo un utilissimo servizio visto per ben due volte ieri e l'altro ieri su una rubrica del TG2, urge approfondire il tema scottante delle relazioni amorose.
Questo imperdibile pezzo di giornalismo, candidato per il prossimo Pulitzer, evidenziava delle vere e proprie perle di saggezza: tresche in ufficio: chi non ne ha mai avuta una? Per esempio io, che ho sempre solo lavorato con donne o, nella situazione attuale, piuttosto mi sparerei su un piede dopo essermi fatta suora di qualche ordine di clausura. Altro tema: le donne sono più selettive nella ricerca: dipende, ne ho viste alcune accompagnarsi con specie di scimmie non ancora evolutesi nell'uomo sapiens, benchè anche loro non brillassero per arguzia.
A tutti questi casi e possibilità soggiaceva però una questione ben più subdola, cioè la ricerca del partner perfetto: un David Gandy col cervello di Einstein o, per i maschietti, una Gisele Bunchen col cervello di Margherita Hack. Proponendo modelli impossibili questo servizio si concludeva dicendo che le persone poi si limitano ad accontentarsi di ciò che trovano sul mercato rionale; morale: siamo tutti più tristi perchè non stiamo con un modello di Dolce e Gabbana in mutande bianche che ci rotola addosso come una ventosa sotto il sole di Capri.
La domanda che mi pongo invece è: siamo sicuri che, passata l'adolescenza, si cerchi ancora il compagno perfetto e non quello che "ci fa meno difetto"? Mi spiego meglio: non è pesante, noioso, stressante, sopportare il peso di qualcosa che è sempre giusto, sempre uguale a se stesso, senza mai una sbavatura? In fondo penso che tutti gli incontri della vita siano scambi, occasioni di crescita e dove si va senza un confronto, talvolta anche duro o aspro?
Forse sulla copertina di Vogue...