Merita una citazione a parte, nel quadro degli ultimi deliranti tre giorni, la tortura culinaria a cui ci ha sottoposto cognata. Da lunedì a ieri sono tornata a casa alle 8, stanca, accaldata, dopo un viaggio di più di un'ora sui mezzi pubblici e con una fame da lupi; questa fame si arenava clamorosamente non appena potevo notare che come contorno, per tre giorni di fila, mi veniva rifilata la peperonata, che come piatto estivo non è niente male.
Le mie proteste non sono valse a nulla; neanche fare presente che nel mio frigo c'era roba che stava marcendo e che lei si rifiutava di cucinare ostinatamente, portandosi tutto da casa. Inutile dire che quella era, una volta, roba fresca, forse più piacevole di roba cotta e riscaldata.
La cosa che odio di più è che lei mangia pochissimo, ma cucina per un esercito e, con uno stile spiccatamente piemontese, si offende se non ci si comporta come delle idrovore. Ricordo cene preparate per un massimo di quattro persone con cui si sarebbero potuti sfamare gli abitanti di un medio villaggio rwandese!
Per fortuna questi giorni sono andati, il mio sonno è tornato normale senza sogni surreali a farmi compagnia e all'ora di pranzo mi riprenderò sicuramente, prevedendo pranzo e shopping con un'amica.