Mentre la massima preoccupazione italica è la contro- programmazione di "Amici" con "X- Factor", che se la gioca a pari merito con l'invasione dei cani impazziti, mi godo una tiepidissima e soleggiata passeggiata mattutina per il centro della città, innamorandomi ancora una volta di come il sole giochi con certe vetrate dei palazzi storici, o come certi magnifici cortili si nascondano dietro imponenti portoni, o i magici squarci di luce in vie solo apparentemente buie.
Allora mi concedo di pensare e il centro delle mie riflessioni sono le ennesime boutade papali di ieri; secondo l'ometto tedesco travestito da gelataio il preservativo non sarebbe l'unica soluzione contro l'AIDS. Sono d'accordo, soprattutto se viene fatto un uso improprio, tipo una gavettonata di ferragosto per i corridoi dei palazzi vaticani non serve proprio a niente. Ma finora è l'unica cosa che per certo arresti il contagio, soprattutto laddove, come nei paesi africani, il tasso di diffusione è molto elevato.
Certo la soluzione papista la farebbe molto più semplice; la soluzione proposta è l'astinenza sessuale. Si chiede all'uomo di avvicinarsi sempre più a uno stato di santità in terra, mentre questa chiesa si dimentica sempre più del magistero su cui è fondata, cioè la presunzione dell'esistenza di un dio fatto uomo, quindi limitato, quindi "carnale", quindi con desideri, pulsioni e passioni che è inutile cercare di spazzare sotto il tappeto.
Con questo atteggiamento di negazione aprioristica sicuramente si allontaneranno sempre più fedeli, vista anche l'assenza di risposte concrete su problemi reali; questa chiesa assomiglia sempre più a un Titanic...