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lunedì, 29 giugno 2009

Specie in via d'estinzione

Ieri, complice il caldo insopportabile, si è ceduto e ci si è recati in religioso pellegrinaggio all'unico luogo a portata di mano per rinfrescarsi: la locale piscina- mini parco acquatico. C'è osservatorio più fecondo sull'umanità? Credo di no e ogni anno non manca mai di stupirmi. A parte il tasso elevatissimo di persone che la faceva somigliare alla spiaggia di Rimini a Ferragosto, con relativa corsa per trovare un fazzoletto ultile di per mettersi a mollo abbiamo avuto modo di fare molte osservazioni di gruppo.
Spicca tra tanti il momento follia con relativa animatrice che sembra avesse talmente tanto caldo da dimenticarsi la biancheria intima a casa, a beneficio degli spettatori in prima fila; persone normalmente tranquille, che magari si possono incontrare tutti i giorni sull'autobus o in ufficio, trasformarsi improvvisamente in Tony Manero alle prese con il ballo di San Vito.
E come non menzionare, grazie al contributo e i suggerimenti fondamentali di Paola ed Elisa, un fenomeno sempre più chiaramente osservabile e riconducibile sotto la semplice descrizione di "scomparsa del maschio"? Ometti sempre più palestrati, sempre più attenti al look, con sopracciglia perfettamente disegnate e non un pelo a rovinare l'attentamente costruita superficie muscolare. Alcuni sfoggiano l'imperdibile borsello, tutt'a un tratto tornato prepotentemente di moda, costumi super firmati, e quantità di olii solari che li rendevano più simili a una trota pronta per saltare in padella che non appetibili specie "da caccia".
E le fanciulle? Sembravano confuse da questo maschio ibrido, come se non ci fossero già abbastanza complicazioni...


postato da: laurabionda alle ore 09:44 | link | commenti
categorie: moda, antropologia, uomini, ironia, relazioni, donna, città, caldo
giovedì, 19 marzo 2009

Pandemia di cretinismo generalizzato

La via dove abito, per altro minuscola, è da anni affetta da un ormai cronico problema di sovraffollamento automobilistico che di solito si concretizza in episodi di guida e parcheggio per così dire creativi. In particolare è questo secondo problema la calamità dei giorni più lieti, perchè l'automobilista medio non è in grado di fare due passi due in più per arrivare alla destinazione prescelta quindi preso da un raptus inarrestabile che lo muove all'acquisto delle costine, o del latte, o a giocare i numeri del lotto, abbandona il suo simpatico mezzo dove meglio gli aggrada.
Ed ecco allora che i suoi colleghi, che magari hanno parcheggiato nell'apposito spazio, quello strano rettangolo bianco che le amministrazioni comunali si divertono a dipingere in terra, si spazientiscono lievemente quando per uscire dal loro posto ci mettono il tempo di Messner durante la prima ascensione all'Everest. Ed ecco ancora che i condomini le cui finestre affacciano sui parcheggi spazientirsi dal costante rumore di clacson.
La parte più bella è però l'insieme di giustificazioni addotte per questo atteggiamento che, se abitassimo in un paese civile, si limiterebbero a una generica aspersione del capo di cenere e rapida scomparsa sgommante: invece no, tutto il contrario; giusto stamane ho assistito a un litigio fra un'automobilista e un'Erinni che si lamentava di essere stata disturbata durante i suoi acquisti, compiuti ovviamente mentre la sua macchina era sistemata in modo da infastidire l'intero globo terracqueo. Ora non riporto l'intero repertorio di insulti ma posso dirvi che era notevole.
Questo è sicuramente uno dei risultati a cui ci abitua una cultura che calpesta sistematicamente le regole anzichè insegnarci a capire il valore del rispetto...

postato da: laurabionda alle ore 09:16 | link | commenti (3)
categorie: antropologia, ironia, città, traffico, divieti, condominio
martedì, 17 marzo 2009

Tipi in via d'estinzione (ep.1)

Siccome questo blog nasce, in parte, per raccontare esperienze "antropologiche" mi sembrava funzionale riprendere quello che era stato il suo intento iniziale: l'analisi per l'appunto di certe categorie quasi definibili "dello spirito". Girellando qua e la per vari habitat ho avuto modo di notare che esiste tutta una categoria indice di un mondo che va vieppiù scomparendo, in città come in campagna, e mi piacerebbe riuscire a raccontare di questo pezzetto di mondo che progressivamente scompare.
Vivo da sempre in un piccolo centro della cintura cittadina e ne ho visto  e vissuto la progressiva trasformazione da centro satellite a, in pratica, conglomerato del tessuto urbano; mi ricordo ancora però quando mio nonno, temendo che perdessimo il contatto con una realtà ben più terrena, ci portava in gite domenicali in una casa di corte qua vicino nel cui giardino c'erano delle galline, animali assai avulsi dalla dimensione cittadina.
Quel giardino è ormai pressochè scomparso, inghiottito da stratificazioni cementizie, però un piccolo centro di resistenza esiste ancora; nella mia via, che ha ormai il tasso di traffico della Fifth Avenue all'ora di punta, resiste ancora uno strenuo orticello, di dimensioni assai contenute, coltivato da un assai caratteristico figuro, ma una presenza quasi surreale tra palazzoni anni 70 e attività commerciali.
Ora non mangerei quelle verdure al gusto "tubo di scappamento" neanche se mi pagassero oro, però è piacevole vedere che ancora un angoletto, sebbene piccolo, mi ricorda la vocazione originaria di questo paesone, la cui crescita è ormai sfuggita di mano.

postato da: laurabionda alle ore 10:19 | link | commenti (3)
categorie: vita, antropologia, ironia, città
giovedì, 05 marzo 2009

Luoghi pubblici comuni

Piove, a secchiate, da un paio d'ore e già questo basterebbe a rendermi di ottimo umore. Ad aumentare la mia idrofobia provvedono diversi elementi che come al solito incontro durante il tragitto sui mezzi pubblici che mi conduce sul sempre verde itinerario casa-lavoro.
Una volta Torino aveva la fama di città discreta, elegante, silenziosa: le balle di Bertoldo in Francia! Sull'autobus mi sono beccata nell'ordine la conversazione intima di zia e nipote che fornivano a volume tellurico tutti i dettagli splatter del parto di una terza parente, ovviamente assente, ovviamente ignare del minimo concetto di riservatezza. Due ragazzine invece guardavano, naturalmente senza cuffie nelle orecchie, il video realizzato a una festa "ggiovane" che credo presto balzerà agli onori di You Tube e, di conseguenza, di Studio Aperto.
Nello scompartimento della metropolitana una giovane fanciulla intervistava, praticamente in viva voce, un suo ignaro amico sulle sue abitudini sentimental-sessuali, per gran gaudio di tutto il treno.
Per terminare in allegria una volta scesa dall'autobus mi trovo una simpatica vecchina che cerca di aprirmi l'ombrello nelle terga: evviva il buonumore!

postato da: laurabionda alle ore 18:59 | link | commenti (4)
categorie: viaggi, antropologia, ironia, silenzio, torino, città, trasporti
lunedì, 10 novembre 2008

Il destino in un nome

Sabato prendevo la metropolitana diretta al mio settimanale giro di sperpero in abbigliamento, quando si è concretizzato di fronte a me il perfetto soggetto per questo post, ovvero un gruppo di fanciulline adolescenti alle prese con il parlar d'amore.
Bisogna dire che rispetto al post pubblicato qualche tempo fa sui loro coetanei maschietti, anche per queste fanciulle non esce un considerevole ritratto: anch'esse assai sprovvedute, anch'esse assai sgrammaticate e protagoniste (volontarie o no) di un certo gioco delle parti. Il gruppo si componeva di tre elementi chiamiamole la sgamata, la romantica e la riservata; la sgamata, tenendo fede al suo nome, era di una molestia senza pari e, ovviamente con grande gaudio delle sue amiche, teneva informati con il suo volume da gallina starnazzante dei fattacci altrui l'intero vagone.
Le altre due, che mal la sopportavano e credo che, segretamente, tentassero di pinzarla nelle porte ad ogni fermata, parlavano dei loro fidanzati o presunti tali; la romantica parlava della sua storia con tale Christian, di cui però non è dato sapere molto. La riservata, incalzata dalla totale mancanza di tatto delle altre due, rivelava di essere uscita sia con Gaetano che con Michael, ma di essere insoddisfatta di entrambi per via dei loro nomi, a suo dire, troppo antico e troppo truzzo.
Quando si dice il destino in un nome...

postato da: laurabionda alle ore 09:42 | link | commenti (5)
categorie: amore, amicizia, antropologia, ironia, adolescenza, città, trasporti
venerdì, 29 agosto 2008

Danni permanenti

Tornavo a casa dallo studio medico, attività che ha il potere di indispormi potentemente contro l'umanità in generale, e mi tocca sentire l'esternazione di un malaugurato bambino il quale, aggrappato al braccio della madre, le chiede: "ma dove sono gli zingari?ma è vero che mi portano via?"
La persuasione, il martellamento televisivo funziona; i genitori di questo bambino sono ignoranti e probabilmente alleveranno un degno erede. E' tempo di caccia alle streghe: ingenua io che pensavo che il trend di quest autunno fossero le giacche a vita strizzata!
Ma chi risarcisce me dai danni che questa ignoranza diffusa genera?

postato da: laurabionda alle ore 11:04 | link | commenti (3)
categorie: antropologia, cronaca, giornalismo, città, ignoranza
giovedì, 07 agosto 2008

Vivo alle Maldive!

Detto fatto: solo ieri mi proponevo di abbandonare temporaneamente la scrittura del blog per condizioni climatiche avverse e invece ecco che si abbatte sulla mia ridente città un monsone degno della stagione delle piogge nel sub-continente indiano.
Ero seduta in un bar a bermi uno dei più orribili caffè shakerati che mi sia capitato di assaggiare in vita mia, quand'ecco che si alza un piacevole venticello, che sotto i portici fa effetto corrente e il cielo diventa grigio, quasi nero nel giro di cinque minuti. Improvvisamente fa freddo, e non fresco, e scrosci d'acqua ti lavano ovunque anche con l'ombrello.
Morale: ora si sta meglio, quindi posso tornare a elaborare interessanti spunti per il blog!

postato da: laurabionda alle ore 09:27 | link | commenti (1)
categorie: ironia, meteo, città, caldo
martedì, 29 luglio 2008

La percezione del tempo

Il tempo sembra passare sempre troppo in fretta quando ci si diverte; un'ovvietà che mi serve come occasione e spunto di riflessione per questo post. Dopo due giorni di isolazionismo campagnolo torno nella città, a lavorare, e con i suoi quotidiani a facile disposizione.
La morale è sempre la stessa: se voglio mantenere un livello di stress accettabile devo restare in campagna, senza edicole sotto casa e cercando, per quanto possibile, di non ascoltare notiziari vari.
Per fortuna questa settimana è l'ultima prima delle vacanze, così mi potrò ritirare un po' dal mondo con la scusa dello studio.

postato da: laurabionda alle ore 09:15 | link | commenti
categorie: politica, campagna, città
martedì, 15 luglio 2008

Torino mon amour

Amo la mia città in queste ultime splendide e strane giornate che offre questo luglio anomalo.
Adoro il cielo azzurro lasciato da questi giorni di vento che rendono il caldo sopportabile e fanno sembrare colline e montagne come delle tessere di un collage.
Adoro andare al lavoro; approfittare dell'anticipo e guardare la Dora dal lungo fiume, con Superga proprio poco più in alto. Adoro i giardinetti ombrosi dove sulle panchine si siedono i vecchietti o corrono attorno i bimbi.
Adoro la collina verde, con la Villa della Regina che sembra abbracciare il centro dolcemente. Adoro le ville con i grandi cancelli che nascondono parchi enormi. Adoro sognare di avere un giorno abbastanza soldi da potermi permettere un alloggio in pre collina.
Adoro guardare fuori dal finestrino del tram e scoprire che Porta Palazzo, vuota, in una splendida giornata di sole è rimasto forse l'unico angolo davvero autentico della città.
Adoro passeggiare di sera per le vie strette del Quadrilatero, pregustando una sostanziosa granita da Mondello, in una delle piazze più belle e nascoste. Adoro la piazzetta dietro la Consolata, coi suoi palazzi che si affacciano timidamente, che offrirebbe una valida alternativa all'attico in pre collina.
Adoro i portici inondati di sole di via Po, sulla strada che porta all'università. Adoro i cortili grandi e maestosi che si aprono sulle vie verso Piazza Cavour, nascosti dietro austere facciate.
Adoro la sfilata dei palazzi di Piazza Statuto, che mi fanno pensare ogni volta a Parigi e a Place des Voges, ma più bella. Adoro le palazzine liberty che si affacciano su Corso Francia, veri e propri capolavori.
Adoro le case di ringhiera del centro, perchè mi ricordano la nonna, e le case con l'ascensore pericolante nel vano delle scale e le scale in puro stile Hitchcoock.
Adoro il Parco della Tesoriera, con la Biblioteca Musicale sullo sfondo quasi nascosta dalla fontana.
Non importa quanto traffico, quanto inquinamento, quanto affollamento sui mezzi, in giornate come questa non posso fare che innamorarmi di nuovo della mia città.


postato da: laurabionda alle ore 18:03 | link | commenti (3)
categorie: amore, torino, città
lunedì, 03 marzo 2008

Elogio della lentezza

Il week end appena passato è trascorso nella tranquillità più totale, con un tempo meraviglioso da vero anticipo di primavera; quando mi trovo a fare la lista pro/con della vita in provincia contro quella di città, in queste giornate assolate ma fresche, silenziose, attorniata da uno splendido paesaggio, in buona compagnia o con un buon libro, mi auto-stupisco sostenendo che un paio di bei negozi non valgono poi davvero questa serenità...

postato da: laurabionda alle ore 13:18 | link | commenti (5)
categorie: città, provincia