La via dove abito, per altro minuscola, è da anni affetta da un ormai cronico problema di sovraffollamento automobilistico che di solito si concretizza in episodi di guida e parcheggio per così dire creativi. In particolare è questo secondo problema la calamità dei giorni più lieti, perchè l'automobilista medio non è in grado di fare due passi due in più per arrivare alla destinazione prescelta quindi preso da un raptus inarrestabile che lo muove all'acquisto delle costine, o del latte, o a giocare i numeri del lotto, abbandona il suo simpatico mezzo dove meglio gli aggrada.
Ed ecco allora che i suoi colleghi, che magari hanno parcheggiato nell'apposito spazio, quello strano rettangolo bianco che le amministrazioni comunali si divertono a dipingere in terra, si spazientiscono lievemente quando per uscire dal loro posto ci mettono il tempo di Messner durante la prima ascensione all'Everest. Ed ecco ancora che i condomini le cui finestre affacciano sui parcheggi spazientirsi dal costante rumore di clacson.
La parte più bella è però l'insieme di giustificazioni addotte per questo atteggiamento che, se abitassimo in un paese civile, si limiterebbero a una generica aspersione del capo di cenere e rapida scomparsa sgommante: invece no, tutto il contrario; giusto stamane ho assistito a un litigio fra un'automobilista e un'Erinni che si lamentava di essere stata disturbata durante i suoi acquisti, compiuti ovviamente mentre la sua macchina era sistemata in modo da infastidire l'intero globo terracqueo. Ora non riporto l'intero repertorio di insulti ma posso dirvi che era notevole.
Questo è sicuramente uno dei risultati a cui ci abitua una cultura che calpesta sistematicamente le regole anzichè insegnarci a capire il valore del rispetto...