Quando ero piccola, per ovviare a una curiosità senza limiti che a momenti non lasciava ai miei genitori il tempo per andare in bagno, mia madre mi spinse progressivamente a leggere il giornale; era una lettura guidata ovviamente, epurata dall'analisi dei fatti più truculenti, ma pur sempre una lettura. Anche la maestra elementare incoraggiava questa pratica nella convinzione che più avremmo letto, più avremmo imparato a scrivere.
Oggi, guardando i titoli del giornale, riflettevo sul fatto che questa pratica risulterebbe altamente sconsigliabile; non solo la qualità generale è peggiorata, ma la scrittura stessa raggiunge livelli infimi, ovviamente per mantenere il suo appeal su una popolazione che, evidentemente, è sempre più ignorante.
Non si legge più, non parliamo poi di scrivere; quindi non dovrebbe stupirmi più di tanto il fatto che un giornalista scriva un pezzo con termini degni del peggior romanzo di Moccia. Al posto di Twain o Calvino adesso ai ragazzini si rifila Dan Brown, eppure non mi sembra di parlare di preistoria.
Eppure i tempi cambiano, non sempre in meglio a quanto pare.